lunedì 20 giugno 2011

Alla BIENNALE di VENEZIA espone Tito Rossini

Tito Rossini, annoverato dalla critica come uno dei maggiori artisti figurativi italiani degli ultimi decenni, è stato invitato ad esporre una sua opera alla Biennale di Venezia.
Rossini vive e lavora a Formia e dalla sua terra, dal suo microcosmo, ha tratto ispirazione per alcuni dei suoi quadri più famosi, oggi presenti in numerose collezioni pubbliche e private. “Natura morta con arance” campeggia nell’appartamento privato di S.S. Benedetto XVI.
Tito Rossini, presente alla Quadriennale Romana del 1996, vincitore nel 2003 del prestigioso Premio Michetti, è un protagonista di rilievo  nel panorama artistico nazionale per il recupero dei valori legati alla tradizione della pittura italiana del ‘900. D. Trombadori, G. Giuffrè, M. Di Capua hanno associato l’artista formiano alla Scuola Romana e al recupero del realismo magico. Rossini, infatti, spicca nel panorama dell’arte contemporanea per la cura con cui esprime paesaggi, nature morte, interni domestici dai tratti riconoscibili, eppure appartenenti ad una dimensione più alta e diversa rispetto a quella oggettiva. Una dimensione che è al tempo stesso impregnata di realtà e di accesa spiritualità.
L’invito ufficiale a partecipare alla più prestigiosa rassegna italiana di arte contemporanea costituisce, pertanto,  il giusto coronamento di una carriera artistica di assoluto rilievo.
Il Padiglione Italia della 54° Biennale di Venezia, curato da Vittorio Sgarbi, ha l’intenzione di fotografare lo stato dell’Arte di tutto il territorio nazionale. Sia per contrastare la consuetudine che vede, nelle opere selezionate per la manifestazione, solo ed esclusivamente il pensiero di chi le ha scelte, sia per celebrare con l’Arte i 150 anni dell’Unità d’Italia. “La mia Biennale – ha affermato Sgarbi - sarà dunque quella del Centocinquantesimo dell’Unità d’Italia e dovrà esibire gli artisti che, con il loro valore, meglio illustrino il prestigio nell’arte della nostra nazione.”
La novità di quest’anno è costituita dal decentramento delle sedi espositive. Ogni regione italiana ospita nel proprio capoluogo le opere degli artisti selezionati  in modo da garantire una visione caleidoscopica del panorama dell’arte in Italia.
La sede scelta per il Lazio è Palazzo Venezia a Roma, dove la mostra sarà inaugurata giovedì 23 giugno 2011 e potrà essere visitata fino al  22 settembre 2011.

mercoledì 15 giugno 2011

Mondragone(CE),allestimento museale

I volti di Mondragone
Su proposta dell’Assessore Pasquale Sorvillo, l’Amministrazione Comunale ha dato il via libera al progetto di allestimento museale redatto dal Direttore del Museo dott. Luigi Crimaco da presentare al bando annuale per l’accesso ai finanziamenti della Regione Campania.
Il progetto prevede la ricostruzione dei tratti somatici e dei volti appartenenti alla sepoltura bisoma esposta nella Sala Medioevo del Museo. La sepoltura, rinvenuta nel 2004 e successivamente ricostruita con gli scheletri originali, sempre attraverso un finanziamento della Regione Campania – Settore Musei,  è composta da un bambino e da una donna anziana i cui resti mortali, unitamente a quelli altre sessanta sepolture, furono oggetto di studio da parte dell’Università di Torino – Dipartimento di Biologia dell’Uomo. Oltre la ricostruzione dei volti dei due abitanti il villaggio medievale di Rocca Montis Dragonis e prevista anche l’acquisizione, con fattezze reali, di un busto o addirittura del corpo intero di un uomo di Neanderthal, da parte di società specializzate nel settore.
“Il Museo Civico rappresenta un vanto per la nostra Città” commenta l’Assessore al Museo Pasquale Sorvillo “ma questo ci deve stimolare ad incrementare e a migliorare sempre di più l’allestimento museale, in attesa di trasferire la struttura a Palazzo Tarcagnota. Con il Direttore Luigi Crimaco, e qui colgo l’occasione per ringraziarlo pubblicamente del tanto lavoro che offre gratuitamente alla nostra comunità cittadina, abbiamo pensato di richiedere un finanziamento che consenta di al nostro Museo di potersi dotare di elementi espositivi di assoluto rilievo. Con la ricostruzione dei tratti somatici dei teschi presenti nella sepoltura bisoma esposta nella Sala del Medioevo daremo un volto ai nostri progenitori che hanno abitato il villaggio medievale fortificato di Rocca Montis Dragonis. Si tratta di una operazione archeologica e biologica di elevata complessità che sarà condotta in collaborazione con le principali università italiane specializzate in tali studi. Procederemo, poi, sempre a valerci sul finanziamento regionale che comprende anche una quota parte a carico del nostro Comune, all’acquisto della riproduzione con fattezze reali di un busto di Uomo di Neanderthal. In tal modo arricchiremo ancor di più la Sala della Preistoria che a breve vedrà l’esposizione del dente di Neanderthal rinvenuto nel 2008. Voglio anticipare che il professore Piperno ha inteso donare alla Città di Mondragone una riproduzione di un teschio neandertaliano, che permetterà di offrire un apparato didattico completo alle tante scuole che visitano il nostro Museo Civico ”.
Comune di Mondragone
Ufficio di Segreteria del Sindaco - Sala Stampa
dott. Francesco Nazzaro

Un nuovo libro di Daniele Lembo

“LIBIA ITALIANA - Italo Balbo, l’esercito dei ventimila e la colonizzazione demografica della Libia”
Un nuovo libro di Daniele Lembo edito dalle Edizioni Bibliografiche Napoleone di Roma

Nel gennaio 1970, alla presidenza della Repubblica Araba di Libia, viene eletto il colonnello Muammar Gheddafi. In realtà, il colonnello ha preso il potere l’anno prima togliendolo con la forza al legittimo re Idris I.
Molte cose in Libia saranno destinate a cambiare, soprattutto per gli italiani.
Il colonnello, avvierà un programma incentrato su un rigido nazionalismo, con l’intenzione di fare della Libia un elemento catalizzatore del mondo arabo e di assumerne la guida. Nel tentativo di realizzare questo programma, saranno chiuse le basi militari inglesi e statunitensi nel paese, saranno nazionalizzate le attività estrattive petrolifere e le maggiori industrie.
Passeranno pochi mesi e, il 21 nel luglio, saranno confiscati tutti i beni di proprietà italiana in Libia. Sarà un vero e proprio saccheggio che, da solo, frutterà al Governo libico qualcosa come 4.000 ettari di terreni con 714.000 olivi, 245.000 piante di agrumi, 184.000 piante di mandorlo, 1.000.000 di tralci di uva, 4.000 ville, 765 appartamenti, 468 edifici, 727 tra veicoli industriali e trattori agricoli, 265 officine e 50 industrie. A tutto ciò si aggiungono gli oggetti di valore confiscati nelle case degli italiani. Si calcola che si tratti di beni per circa 400.000.000.000 (quattrocento miliardi) di lire, al valore del 1970.
Il Governo di Gheddafi passerà poi all’espulsione di circa 20.000 italiani, obbligandoli a lasciare il paese entro il 15 di ottobre dello stesso anno.
Ma come e quando sono arrivati quegli italiani in Libia?
Molti sanno che il regime fascista procederà in Italia alla bonifica di migliaia di ettari. Le terre bonificate saranno poi divise in poderi e assegnate a coloni. Come centri di servizio di quei comprensori di poderi nasceranno delle città di fondazione.
Nella sola Piana Pontina, assieme a 5.000 poderi, sorgeranno cinque nuove città e 16 Borghi rurali. La bonifica pontina è forse la più nota, ma va di pari passo con analoghe bonifiche che avvengono lungo tutto lo stivale.  
L’opera di bonifica terriera in Italia, da parte del regime fascista, è cosa ampiamente nota. Ciò che è invece ignoto ai più è che un’identica operazione sarà fatta nei territori italiani della “Quarta Sponda”: la Libia.
Di questa grandiosa operazione, ampiamente sottaciuta, tratta Daniele Lembo nel suo Libro “LIBIA ITALIANA - Italo Balbo, l’esercito dei ventimila e la colonizzazione demografica della Libia” edito quest’anno dall’Istituto Bibliografico Napoleone di Roma.
Se in Italia si bonifica dall’eccesso d’acqua, nei territori libici si affronta il problema inverso a quello degli acquitrini, bonificando dalla siccità, grazie alla scoperta dell’acqua artesiana, falde acquifere dalle quali, una volta scavato, l’acqua risale spontaneamente in superficie.
Anche in Libia i terreni bonificati saranno divisi in poderi ma, invece, di nuove città, saranno costruiti, come centri di servizi delle aree bonificate, dei villaggi di fondazione. E’ così che nasceranno i villaggi: Oliveti, Bianchi, Micca, Breviglieri, Littoriano, Giordani, Tazzoli, Marconi, Crispi, Garabulli, Garibaldi, Corradini, Castel Benito, Filzi, Baracca, Maddalena, Sauro Oberdan, D’Annunzio, Mameli, Razza, Battisti, Berta, Luigi di Savoia e Gioda.
Dal 1934 Governatore della Colonia Libica è un uomo d’eccezione: il trasvolatore Italo Balbo. E’ proprio Balbo che, tra il 1938 e il 1939, in due migrazioni di massa, farà arrivare dall’Italia migliaia di famiglie di coloni, assegnatarie dei poderi.
Nell’operazione di colonizzazione demografica italiana c’è una rivoluzionaria novità: il regime fascista non tratta le popolazioni libiche autoctone come una razza inferiore da sfruttare ma, riconosciuta loro la cittadinanza italiana, gli riserva lo stesso trattamento dei nazionali. Ai libici, come agli italiani, saranno distribuiti poderi da coltivare. Anche per loro, inoltre, saranno costruiti villaggi rurali libici, questa volta dai nomi arabi: El Fager (Alba), Nahima (Deliziosa), Azizia (Profumata), Nahiba (Risorta), Mansura (Vittoriosa), Chadra (Verde), Zahra (Fiorita), Gedida (Nuova), Mahhmura (Fiorente) e El Beida (la Bianca).
Il libro Daniele Lembo narra di come il sogno libico finirà nel 1970 quando il colonnello Gheddafi, assurto al potere, caccerà tutti gli italiani dalla Libia. Da quel momento in poi, il “Colonnello” non farà altro che chiedere all’Italia presunti danni di guerra.
Tutto ciò, dimenticando che gli italiani hanno costruito in Libia edifici pubblici, ospedali, strade, ponti, acquedotti, fognature, ferrovie, porti e, soprattutto, strade. Ne citeremo una per tutte: litoranea “Balbia”, inaugurata nel 1937 e che corre per oltre 1800 km dal confine egiziano a quello tunisino.
I nostri connazionali, esiliati dalla Libia, si vedranno trasformati in profughi. Ritornati in Italia si ritroveranno, tristemente, stranieri in Patria.
Scrive Lembo nella prefazione del suo libro:
quegli italiani cacciati dalla Libia, tornarono nell’unico posto nel quale si sentivano sicuri. Rientrarono a casa. Pensavano che, in Italia, la gente del loro stesso sangue li avrebbero accolti a braccia aperte. Pensarono male.
Appena sbarcati nei porti italiani, qualcuno di loro trovò ospitalità da qualche parente, ma la maggior parte finì nei campi profughi. Cosa fossero i campi, meriterebbe un trattato a parte. Fu come mettere i polli nella stia. Stessa situazione, stessi spazi, identico ambiente domestico di un pollaio.
Oggi sono in molti a impietosirsi – o almeno a far mostra di essere impietositi – vedendo le condizioni dei campi per extracomunitari e dai campi zingari, chissà all’epoca quanti si chiesero come vivevano quegli italiani cacciati dalla Libia, in quei campi sparsi per l’Italia?
Quella gente aveva perso i beni e la casa ma, soprattutto, estirpata dai luoghi ove era nata o dove aveva lavorato per una vita, era stata privata delle amicizie e degli affetti. …(…)… I grandi erano spauriti e i piccoli leggevano negli occhi di madri e padri una sofferenza senza fine. Derubati di tutto dai predoni del deserto, arrivarono in Italia come animali spaventati.
L’Italia, che non aveva saputo o non aveva voluto tutelarli in Libia, non seppe offrire loro che i pollai dei campi profughi. Più di quelle gabbie per bestie, fu una parola, appiccicata loro addosso, a ferirli più di tutto: profugo.
Un termine che nascondeva una specie di zona grigia, nella quale venivano confinati questi ospiti non graditi.
Al termine profugo se ne affiancarono molti altri, come beduino e africano. Qualche comunista rampante, all’epoca andavano molto di moda, non ci pensò due volte a definirli anche fascisti. Provenivano da una delle ex colonie italiane, quindi dovevano essere fascisti per forza.
La storia degli italiani di Libia è stata, per troppi anni, volutamente dimenticata. Gli “africani” rimpatriati erano scomodi alle nostre coscienze e alle nostre finanze.
Lo Stato italiano avrebbe dovuto difenderli, non permettendo che il Governo libico li privasse di ogni bene. Sarebbe bastato fare anche un modesto atto di forza, anche solo mostrare i muscoli. Era sufficiente che la Marina Militare italiana si presentasse in forze davanti Tripoli. Invece, nulla fu fatto. Quella che doveva essere la Patria, aveva lasciato i suoi figli in balia dei libici e il tutto, solo per quieto vivere.
Gli esuli dalla Libia, poi erano fastidiosi alle nostre finanze perché pretendevano, giustamente, che qualcuno li rimborsasse dei beni loro sottratti. 
Troppo a lungo si è scelto di nascondere le loro storie nel pozzo più profondo della nostra coscienza nazionale. Questo libro è dedicato a quei “santi, poeti, eroi, navigatori e trasmigratori” che, nella prima metà del ventesimo secolo, giunsero in Tripolitania e Cirenaica e trasformarono la sabbia e le pietre del deserto in campi arati e rigogliosi.
Ecco, questo fecero gli italiani in Liba: coltivarono lì dove prima c’erano solo sassi…

Daniele Lembo
LIBIA ITALIANA - Italo Balbo, l’esercito dei ventimila e la colonizzazione demografica della Libia
Edizione Istituto Bibliografico Napoleone – Roma
Pagg. 138   Euro 14

martedì 7 giugno 2011

Il Premio Minturnae indice Concorsi vari

IL CENTRO STUDI MINTURNAE-IL COMUNE DI MINTURNO-IL COMPRENSORIO ARCHEOLOGICO DI MINTURNAE
ORGANIZZANO IL PREMIO NAZIONALE E INTERNAZIONALE  DI POESIA E STORIA MINTURNAE  
XXXV  EDIZIONE 2010-2011

BANDO DI CONCORSO

Articolo 1
Partecipano, con un’opera edita dal 2008, in lingua spagnola per la sezione “B” ed in lingua italiana per le altre:
- (A1) i poeti di qualsiasi nazionalità solo su invito della Giuria; 
- (A2) i poeti delle regioni Puglia e Basilicata solo su invito della Giuria;
- (B) i poeti latino-americani su invito della Giuria e autonomamente;
- (C) i poeti (fino a 45 anni di età, per l’opera edita. Da quest’anno, in occasione del 150° dell’Unità d’Italia, gli studenti (di ogni ordine e grado di scuola) della Regione Lazio possono inviare una sola lirica) nella Sezione Giovani "Ornella Valerio”, autonomamente;
- (D) gli storici con una ricerca, relativa al periodo XIX-XX sec., solo su invito della Giuria;
- (E) gli storici con un’Opera Prima, relativa al periodo XIX-XX sec., solo su invito della Giuria;
- (F) la Giuria si riserva la facoltà di premiare uno storico ed un ricercatore (distintisi a livello nazionale e/o internazionale), che abbiano trattato del processo unitario italiano.
- (G) SEZIONE MUSICA: i musicisti con lo strumento fisarmonica possono partecipare al premio. Il vincitore regalerà un’esibizione durante la manifestazione finale. Ai fini della selezione ogni autore farà pervenite un breve curriculum ed un CD con un saggio delle proprie esecuzioni.

Articolo 2
Le Giurie sono così composte con la partecipazione di diritto di Michele Graziosetto e Alfonso Malinconico e con la presidenza onoraria del presidente della Provincia di Latina, dott. Armando Cusani:
SEZ. A1-A2) Dante Della Terza (Presidente), Nino Borsellino, Rino Caputo, Marcello Carlino, Matteo Palumbo, Felice Piemontese, Pasquale Sabbatino, Giuseppina Scognamiglio.
SEZ. B) Vicente Martin Gonzales (Presidente), Giovanna Rita Bellini (Dirigente Comprensorio Archeologico MINTURNAE).
SEZ. C) Fabio Corvatta (Presidente del “Centro Studi Giacomo Leopardi” di Recanati), Rossana Esposito, Elvira Nota, Marisa Conte, Leone D’Ambrosio, Crescenzo Fiore, Cinzia Monti, Tommaso Pisanti, Salvatore Salvione, Filomena Valente, Roberta Cardaropoli. La Giuria sceglierà tre vincitori su cinque lavori indicati dalla Giuria-Sez. A).
SEZ. D-E) Mario Belardinelli (Presidente), Aldo Di Biasio, Sandro Fontana, Ernesto Galli della Loggia, Agostino Giovagnoli, Luigi Mascilli Migliorini, Gaetano Quagliariello, Aldo G. Ricci.
SEZ. F) come SEZ. D-E.
SEZ. G) Maestro Claudio Paradiso, (Presidente); Aristide Galasso (Sindaco di Minturno), Federico Galterio (Segretario).

Articolo 3 - PREMI
per la SEZ. A1: € 1000 (sponsor Comune di Minturno e Provincia di Latina);
per la SEZ. A2:   500 (sponsor come sopra);
per la SEZ. B:   € 1000 (sponsor come sopra);
per la SEZ. C: € 500 al primo classificato; € 250 al secondo e terzo; a tutti una targa in argento dell’orafo Alfonso Farese (del valore di € 300) (sponsor Famiglia Gianna, Franco e Gianluca Valerio); € 100 per la lirica premiata e targhe per i finalisti.
per la SEZ. D: € 1000 (sponsor Comune di Minturno, Provincia di Latina, Editore Armando Caramanica di Marina di Minturno, Banca Popolare di Fondi Agenzia di Scauri-Minturno);
per la SEZ. E: € 500 (sponsor come sopra);
per la SEZ. F; € 1.000,00 allo storico e € 500 al ricercatore (sponsor come sopra);
per la SEZ. G: € 500 (per altri due concorrenti indicati dalla Giuria saranno consegnate Targhe offerte dagli Sponsor).

Articolo 4
Per le SEZIONI A1-A2-D-E ogni Giurato segnala tre opere di autori diversi.
Per le SEZ. B autonomamente (e/o tramite le Case Editrici). Per la sez. C i partecipanti (opera edita) devono indicare la data di nascita; per la sola poesia inedita, una copia della lirica per ogni Giurato e dati anagrafici, scuola e classe, in busta chiusa.
Tutte le opere devono essere inviate ai Giurati agli indirizzi allegati al bando con le indicazioni di rito, l’indirizzo anche di posta elettronica, il telefono e la dicitura «Partecipa alla XXXV Edizione del PREMIO NAZIONALE MINTURNAE  2010-2011, SEZIONE (indicare)». Il  termine ultimo è il 20 giugno 2011.
Sono escluse le opere inviate in ritardo o che abbiano già ottenuto il primo premio in altri concorsi. La partecipazione implica l'accettazione di tutte le norme del presente bando.
La cerimonia finale è fissata per il 16 luglio 2011 presso il Teatro di MINTURNAE. Sarà dato diretto preavviso ai vincitori (oltre alla diffusione con i normali mezzi).
Condizione imprescindibile per la consegna dei premi è la presenza del vincitore.
Per informazioni: Segreteria del Premio: e-mail: mgraziosetto@libero.it
Numeri tel. 3384738857; 3279041833; 0771683674 (Graziosetto); 0773484817 (Malinconico). I premiati saranno preavvertiti.

Castelforte(LT),Due giornate per “pensare, commemorare e rileggere la Storia”

Sistema Bibliotecario "Sud Pontino"
CCIAA Latina - Comune di Castelforte, Ass. Cultura
 
Due giornate per “pensare, commemorare e rileggere la Storia”, sabato 11 e domenica 12, a Castelforte.

Programma
Sabato 11 ore 20,30:  incontro con il giornalista, scrittore Pino Aprile, autore del Best seller "Terroni" e concerto di musica popolare di "Jammìsck" con Gianni Perilli,  Silvano Boschin, Ivan Franzini e Pierluigi Moschitti.
Domenica 12 ore 20,30: incontro con Luigi Cardi (Storico, già Docente Universitario) e Fiorenza Taricone (Docente Dottrine politiche Università di Cassino) a seguire concerto della banda musicale "Città di Castelforte". Stand di libri e Buffet con prodotti tipici.

mercoledì 1 giugno 2011

Ricordo di SERGIO BAN,artista

L’Associazione SERGIO BAN in occasione del primo anno dalla morte di Sergio vuole offrire di un ricordo dell’artista scomparso l’anno scorso dopo un’inesorabile malattia.
Sergio è rimasto e rimarrà nei nostri ricordi, ha inciso le sue opere d’arte come i nostri sentimenti, ha lasciato un colore poetico nella sua arte e nella sua umanità, ha scolpito la parola arte su ogni cosa che ha realizzato, sia stata essa un momento artistico o un momento umano, un incontro, una collaborazione, una partecipazione,  una mostra collettiva o personale. Ha contribuito alla coscienza critica ed artistica del nostro territorio con un atteggiamento sempre sereno e sempre desideroso di giustizia sociale. Siamo un’associazione di amici, di artisti, di professionisti, di uomini e donne che hanno conosciuto Sergio Ban, lavorato e vissuto con lui; abbiamo diviso con l’artista progetti e sogni, grandi idee e piccole realtà di grande qualità nelle arti visive, nella formazione dei giovani artisti, nello sviluppo del tempo liberato…Sergio aveva un’idea dell’arte e della vita sempre dolce ed intensa, mai scontata né improvvisata… ogni suo lavoro è sempre stato immaginato prima, progettato e disegnato poi… quindi elaborato e profondamente vissuto in un rapporto di creazione e rapporto equilibrato fra segno e impatto visivo di forme e sensazioni. La sua pittura, la sua scultura, i suoi versi condividono un punto di vista che trascende l’estetica attraverso la funzione e la semplicità. Le sue opere attraversano l’artigianato per diventare arte, superano il concetto per trovare un posto nel nostro immaginario umano e sentimentale. Troppe volte le sue opere chiedono un con-tatto, sembrano produrre poesia e musica insieme quindi si rivelano come opere d’ARTE uniche e irripetibili al limite dell’eterno come se concepite per durare oltre le nostre vite come la pietra che resiste e collabora col tempo e le intemperie a restare e modellarsi nella natura… Sergio ha amato la natura e la vita, gli uomini e le donne, i bambini ed i ragazzi, gli animali tutti ma ciò che ha amato oltre se stesso è stata proprio l’arte, suo unico e grande strumento di comunicazione di tutto ciò che gli balenava dentro e fuori l’inconscio e la realtà.
In occasione del suo compleanno il 22 giugno, abbiamo intenzione di incontrarci con tutti coloro che l’hanno conosciuto e che vorranno ancora conoscerlo in un momento pubblico che si svolgerà a Casal delle rondini in via Bassianese per ricordarlo attraverso le tantissime testimonianze che abbiamo iniziato e continuato a raccogliere in questo primo anno dalla sua scomparsa.
Video, fotografie, opere d’arte e racconti raccolti anche in un sito web dedicatogli, ci legheranno ancora a lui e al suo mondo; questa città e questo Paese dovrebbero affrontare e valorizzare tutto il suo operato artistico ed umano e raccoglierlo in uno spazio museale o espositivo per rendere a Sergio Ban il più giusto riconoscimento.

Fabio D’Achille

Associazione Sergio BanLatina Via Plauto, 14